Sarajevo: il nostro viaggio nel cuore dei Balcani fra Occidente e Oriente

Se sentite o leggete frasi introduttive su Sarajevo del tipo “Sarajevo è una bella città sospesa tra eleganza asburgica e fascino ottomano, dove convivono colori e sapori autentici dei balcani.” sappiate che chi scrive o pronuncia quelle parole a Sarajevo non ci è mai stato e non sa di cosa parla. Sarajevo è un posto con una storia atroce. Una storia assassina, sanguinaria, fratricida che è venuta a visitarla due volte negli ultimi secoli. E’ una città dove nessuno fa finta che il passato si sia fermato alle olimpiadi invernali: ovunque, sempre, a qualsiasi età sia appartenga, sulla propria pelle o attraverso i racconti dei familiari… tutti ricordano quello che è successo pochi anni dopo quelle olimpiadi surreali.
Sarajevo non vuole cartoline. La sua essenza è nella verità nuda delle sue strade, dei suoi muri, dove le ferite della storia recente sono ancora aperte e visibili a ogni angolo. Camminare per Sarajevo non significa fare un viaggio turistico, o nostalgico o superficiale, ma confrontarsi con il fantasma della violenza umana, con lo spettro di un assedio che mostra ancora le sue ferite in diversi luoghi e che ha tentato di cancellarla pur invece rendendola un monumento della sopravvivenza umana.
Sopravvivere. Questo ha fatto Sarajevo e lo ha fatto con dignità e costanza. E va premiata anche per questo. Chi arriva qui lo fa per guardare negli occhi un passato che non si nasconde dietro i bazar turistici, ma che sussurra ancora nel silenzio dei suoi cimiteri monumentali, si riflette dietro gli sguardi densi dei passanti e si ripresenta a tratti, anche nel mezzo di questa rinascita lenta che avviene con fatica e orgoglio.
Se ci chiedete quindi quindi: “Ma a Sarajevo ci si diverte? Si mangia bene? E’ una bella città?” Noi, che abbiamo l’età per ricordare i telegiornali con i video in diretta dell’assedio, i giornali con le foto e i titoli degli eccidi, le parole senza peso dei politici e dei militari, non possiamo che rispondervi:
“… anche.”

QUANDO ANDARE & INFO PRATICHE
COSA VEDERE
DOVE BERE QUALCOSA E DOVE MANGIARE

✨ Ogni viaggio è unico, proprio come chi lo sceglie.

📌 Nota sul prezzo: La quota indicata è calcolata sulla base della migliore tariffa disponibile al momento della pubblicazione. Il prezzo finale può variare in base alla stagionalità, ai voli e alla tipologia di sistemazione scelta.


Quando andare: il periodo ideale va da maggio a settembre. L’estate offre un clima caldo ma ventilato dalle montagne circostanti, perfetto per passeggiare ed esplorare. La tarda primavera (maggio) e l’inizio dell’autunno (settembre) regalano giornate miti con tariffe decisamente più accessibili.
Documenti: per i cittadini italiani è sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio o il passaporto, entrambi con almeno tre mesi di validità residua. Per i soggiorni turistici inferiori a 90 giorni non è richiesto alcun visto d’ingresso. Nota importante: la Bosnia non fa parte dell’Unione Europea né dello spazio Schengen, quindi all’arrivo passerai i controlli di frontiera e la tua scheda SIM italiana non disporrà del roaming gratuito europeo; ti conviene acquistare una eSIM o una SIM turistica locale all’arrivo per navigare su internet.
Moneta e cambio: la valuta ufficiale è il Marco Convertibile della Bosnia-Erzegovina (BAM), localmente abbreviato in KM. Gode di un cambio fisso agganciato all’Euro: 1 EUR = 1,95 KM (quindi 5 euro corrispondono a circa 9,77 marchi). Moltissimi hotel, taxi e negozi del centro storico accettano direttamente pagamenti in Euro contanti applicando un tasso informale di 1 EUR = 2 KM, dandoti il resto in marchi. Le carte di credito sono accettate nei grandi alberghi e nei ristoranti moderni, ma i contanti sono indispensabili nei piccoli bazar, per lo street food e nei mercati. Conviene prelevare dai bancomat locali (ATM) o cambiare i contanti direttamente nelle banche per azzerare le commissioni.
Vaping ed altri vizi: le sigarette elettroniche e i liquidi da svapo sono legali e ampiamente tollerati all’aperto, ma la disponibilità di negozi specializzati a Sarajevo è molto ridotta rispetto agli standard italiani. Se utilizzi hardware o aromi specifici, ti consigliamo di portare scorte adeguate dall’Italia nel bagaglio a mano. Per il fumo tradizionale, la Bosnia ha introdotto leggi più restrittive che vietano il fumo nei luoghi pubblici chiusi e nelle strutture mediche o scolastiche; tuttavia, la tolleranza è ancora altissima in moltissimi bar tradizionali e dehors. L’età minima legale per l’acquisto di tabacco è di 18 anni. Il consumo di alcolici è legale e molto diffuso nei locali della parte asburgica e cristiana, ma è severamente vietato consumarlo per strada o nei parchi pubblici. Nota bene: in alcuni locali tradizionali della città vecchia (quartiere musulmano di Baščaršija) l’alcol non viene servito per motivi religiosi.
SIM / eSIM Online: Paese fuori dall’UE. Se preferisci avere internet attivo già al momento dell’atterraggio senza fare code o mostrare documenti fisici, VolpiInVIaggio ti dà il 5% di sconto sulle eSim Holafly ! Segui questo link e configura il tuo piano direttamente su Holafly. Trasparenza: questo articolo contiene link di affiliazione. Se acquisti una eSIM Holafly tramite questo link, tu otterrai il 5% di sconto e io riceverò una piccola commissione che supporta il blog, senza alcun costo aggiuntivo per te. SIM in Aeroporto (SJJ): All’aeroporto di Sarajevo, presso l’edicola/chiosco nell’area Arrivi principale, puoi acquistare la SIM turistica “Ultra Start” di BH Telecom o i pacchetti di m:tel. Il costo è di circa 5,00 KM – 10,00 KM (circa 2,50€ – 5,00€) per la scheda, a cui si aggiungono ricariche dati dedicate (circa 10,00€ per 15-20 GB validi per una o due settimane
Prese elettriche: sono di tipo C e F (le classiche prese standard tedesche o “Schuko”). La spina italiana a due poli tondi (quella sottile senza polo centrale di messa a terra, usata per i caricabatterie di smartphone e tablet) si inserisce direttamente e perfettamente senza alcun bisogno di adattatori. Ti servirà un comune adattatore per presa Schuko solo se porti dispositivi dotati di spina italiana a tre poli (tipo L, con il polo centrale).

Per info e prenotazioni : info@volpiinviaggio.it


Cosa vedere a Sarajevo

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Giorno 1: Arrivo, la Memoria e il Primo Tramonto

Essere a Sarajevo vuol dire immergersi in fatti che non possono essere definiti solo “spiacevoli”. Essere a Sarajevo è vivere qualche giorno della vita in un teatro oscuro che rimanda alla guerra, alla distruzione e a giorni di disperazione, è inutile negarlo. In questo diario di viaggio parleremo della guerra in Bosnia, certamente. Nel nostro itinerario le cose che a quei giorni rimandano non le abbiamo inseguite, le abbiamo trovate fra un palazzo ed un altro, sui marciapiedi, sui muri, nelle insegne. E, poiché la vita scorre sempre e dimentica quando può, a fianco dei quelle cose ce ne sono state altre spensierate e cariche di speranza. Torneremmo a Sarajevo indubbiamente.
PS se hai un giorno in più o se il tuo passo nel visitare le città è oltre modo rapido, considera una gita a Mostar: la raggiungi in due orette di treno, si gira in poco tempo e ne vale la pena. Qui la nostra bella esperienza a Mostar. Leggi la sezione escursione a Mostar alla fine del Giorno 3

(segui le tappe nere sulla mappa popup) Dato che l’aeroporto si trova molto vicino al Tunnel della Speranza, e che in genere i voli dall’Italia atterrano in tarda mattinata o primo pomeriggio, una idea per ottimizzare il nostro tempo a Sarajevo è stata quella di visitare il Tunnel della Speranza subito dopo l’atterraggio, prima di recarsi in centro per il check-in.

Tunnel della Speranza (1): è un tunnel sotterraneo di 800 metri scavato a mano sotto la pista dell’aeroporto. Questa galleria ha letteralmente salvato la città dall’isolamento durante l’assedio degli anni ’90. Si visita la casa-museo che fungeva da ingresso segreto e si percorre un tratto della galleria originale. Potete chiedere al tassista di attendervi tenendo i bagagli nel bagagliaio per circa un’ora. Prezzo: 20 KM (~10,00 €) – Attenzione: accettano esclusivamente contanti in valuta locale. Orario: 08:30 – 17:30.

Fiamma Eterna (Vječna Vatra) (2) Dopo il trasferimento in centro città (circa 20-30 minuti) e il check-in in hotel, abbiamo comminato lungo la via pedonale Ferhadija fino al memoriale dedicato alle vittime militari e civili della Seconda Guerra Mondiale, dove una fiamma brucia ininterrottamente dal 1946. E’ un memoriale inaugurato il 6 aprile 1946 per celebrare il primo anniversario della liberazione di Sarajevo dall’occupazione nazifascista; situata all’incrocio delle vie principali del centro, è una torcia che brucia ininterrottamente all’interno di una nicchia con i colori della bandiera jugoslava, in onore delle brigate partigiane e delle vittime civili della Seconda Guerra Mondiale.


Quindi con 15 minuti circa in salita attraverso il cimitero monumentale di Kovači siamo arrivati al Tramonto al Bastione Giallo (Žuta Tabija) (3) porta a questa antica fortezza del 1727. È il punto panoramico più famoso della città per godersi la vista a 360 gradi sulla valle al calare del sole. Il Bastione Giallo (Žuta Tabija) è un’antica fortezza militare in pietra del 1727 che faceva parte delle mura difensive della città; situato su una collina che domina il cimitero monumentale di Kovači, è oggi il punto panoramico più amato dai viaggiatori per ammirare i tetti di Sarajevo e ascoltare il richiamo alla preghiera che risuona nella valle al tramonto.

La vista dalla sommità del bastione giallo

Giorno 2: Il Fascino Ottomano di Baščaršija e i 1425 giorni perduti

Il secondo giorno abbiamo lasciato l’hotel a metà mattinata ed abbiamo dedicato l’intera giornata alla scoperta dell’anima orientale e musulmana della città vecchia, partendo dalla vivace Piazza Baščaršija e Fontana Sebilj (4), simbolo iconico in legno del 1753, per poi entrare nella maestosa Moschea di Gazi Husrev-beg (5) (aperta al di fuori degli orari di preghiera, prezzo 5 KM / ~2,50 €) con la sua adiacente torre dell’orologio lunare.

Entrata alla Baščaršija
Moschea di Gazi Husrev-beg

Ovviamente poi ci siamo intrattenuti tra le botteghe artigiane della Via dei Corrai (Kazandžiluk) e Bazar Bezistan (6) e dopo un bel po’ ci siamo diretti verso il quartiere asburgico. Lungo la via siamo entrati nel Mercato Coperto di Markale (7) (orario 06:00-17:00). DIversi banchi facevano spremute di melograna. Ne abbiamo preso un paio dal venditore più scalcinato e ci siamo guardati intorno… fino a vedere un muro dipinto di rosso. Il Mercato di Markale (Gradska tržnica) è uno storico mercato coperto in stile neoclassico austro-ungarico inaugurato nel 1895, famoso sia per i suoi banchi tradizionali di salumi, formaggi e kajmak, sia per essere uno dei simboli più drammatici della storia recente cittadina: nella piazza ortofrutticola all’aperto situata sul retro si consumarono infatti i due terribili massacri del 5 febbraio 1994 e del 28 agosto 1995, quando le bombe dell’artiglieria serba colpirono deliberatamente la folla di civili in cerca di cibo durante l’assedio, e dove oggi sorge un toccante Muro della Memoria dipinto di rosso con incisi i nomi di tutte le vittime innocenti (ore 13:30, orario 06:00-17:00, gratuito). L’assedio di Sarajevo è durato dall’aprile 1992 al febbraio 1996: 1425 giorni.

Il mercato coperto di Sarajevo
Le “rose” di Sarajevo *
Un cartellone provocatorio in centro “Senza denti? Coi baffi? Puzza? Ragazza bosniaca!”

* Cosa sono le rose di Sarajevo: sono i solchi lasciati sulle strade dalle granate e dai colpi di mortaio durante il tragico assedio della città (1992-1996), successivamente riempiti con una resina rossa. Questi particolarissimi memoriali urbani si trovano direttamente sull’asfalto o sui marciapiedi. Prendono questo nome perché i frammenti dell’esplosione creano un motivo radiale che ricorda, in modo drammatico, i petali di una rosa che si sta sfogliando. Situate in vari punti del centro, inclusa via Ferhadija e vicino al Mercato di Markale, queste cicatrici urbane servono come potente memoriale per non dimenticare le atrocità della guerra.

Dopo una torta salata con gli spinaci presa in un piccolo bistrot a un prezzo irrisorio e sbranata su una panchina, siamo andati a vedere lo sfarzoso palazzo in stile pseudo-moresco del Municipio di Sarajevo (Vijećnica) (8) (orario 09:00-17:00, prezzo 10 KM / ~5,00 €). Subito dopo siamo entrati nel toccante Museo dell’Assedio di Sarajevo (9) (ore 16:00, orario 09:00-21:00, prezzo 10 KM / ~5,00 €). Non potevamo non farlo. E’ situato in pieno centro storico in via Jelića 3, che espone oggetti quotidiani, lettere e testimonianze dirette della vita quotidiana dei cittadini sotto i bombardamenti.

Una sala del Museo dell’Assedio

Siamo rimasti per ore e per non farci mancare nulla prima di cena siamo entrati anche alla Galleria 11/07/95 (10) (ore 17:30, orario 10:00-18:00, prezzo 12 KM / ~6,00 €). La Galleria 11/07/95 (chiamata anche Galerija 11/07/95) è il primo museo d’arte documentaria e fotografica della Bosnia ed Erzegovina dedicato interamente alla memoria delle vittime del genocidio di Srebrenica.

Giorno 3: L’Incrocio Culturale e le Dolci Tradizioni

Di mattina abbiamo unito la transizione storica e architettonica della città alla scoperta delle sue antiche tradizioni culinarie, partendo dal punto pavimentato noto come Sarajevo Meeting of Cultures (11), dove lo stile ottomano muta istantaneamente in quello asburgico, per poi andare verso la Cattedrale (12) e spostarsi sul fiume Miljacka presso il Ponte Latino e Museo Sarajevo 1878-1918 (13) (ore 10:30, museo orario 10:00-16:00 e chiuso la domenica; prezzo 4 KM / ~2,00 €), celebre sito dell’attentato che scatenò la Prima Guerra Mondiale.

La cattedrale del Sacro Cuore
Uno scorcio del quartiere asburgico
Il sito esatto dell’attentato che scatenò la prima guerra mondiale
Il sito esatto dell’attentato che scatenò la prima guerra mondiale

Noi di musei ne avevamo fatto una scorpacciata il giorno prima, quindi la nostra attenzione fu deviata da un insolito negozietto. Si trattava di uno smercio di magliette e memorabilia della ex Jugoslavia, giusto a due passi da dove eravamo. Il venditore era un riccioletto sui cinquanta con occhi gonfi ma con fare gioviale e gesti pronti. E oltremodo sveglio: non vendeva solo magliette ma le stampava: aveva una trentina di stampi pronti e ti faceva la maglietta con il colore base che volevi e la taglia che chiedevi in qualche minuto. Ordinai quella in foto qui sotto, quindi gironzolammo un po’ nell’attesa.

Infine ci siamo addentrati tra le vie storiche per una sosta nelle tradizionali pasticcerie orientali del centro, come la storica Pasticceria Ramis o la celebre Slatko Ćoše (Angolo Dolce) (ore 12:00, orario 08:00-23:00, consumazione media 5 KM / ~2,50 €), dove gustare l’autentica baklava, il tufahija (una mela cotta ripiena di noci) o il cremoso trileće, accompagnati da un tradizionale caffè bosniaco servito nei caratteristici set di rame battuto.

Escursione a Mostar? Ecco come farla da volpe.

Mostar vale assolutamente l’esperienza! E’ una cittadina molto più piccola di Sarajevo, sede di edifici storici importanti (come il celeberrimo ponte), gradevole e facile da girare a piedi per qualche ora. Puoi fare andata e ritorno in giornata oppure scegliere di dormire a Mostar.
Andata e ritorno in giornata è fattibilissimo, oltre che paesaggisticamente di gran valore (il treno panoramico ha uno dei più bei tragitti d’Europa). Ti consigliamo il treno in andata e il bus al ritorno perchè ha orari più comodi al rientro:
Andata (Treno): Partenza da Sarajevo alle 07:15 dalla Stazione Ferroviaria Centrale (14) (Glavna željeznička stanica, Trg Žrtava Genocida U Srebrenici 1, Sarajevo) con arrivo alle 09:13 alla Stazione di Mostar (Trg Ivana Krndelja 1, Mostar); costo del biglietto 11,90 BAM (circa 6 €).
Ritorno (Autobus): Partenza da Mostar alle 18:00 (o 19:00) dall’Autostazione di Mostar (Trg Ivana Krndelja 1, adiacente ai binari) con arrivo intorno alle 20:30 alla Stazione Principale degli Autobus di Sarajevo (14) (Autobuska stanica Sarajevo, Put Života 8, Sarajevo); costo del biglietto compreso tra 20 BAM e 25 BAM (circa 10 € – 13 €), più 2 BAM (1 €) in contanti per l’eventuale bagaglio in stiva.


Dove prendere un meritato drink? (da 1 a 3 sulla mappa)

Una pinta di birra a Sarajevo (pari a 0,5 litri alla spina) costa nel 2026 generalmente tra i 2,00 € e i 3,00 € (circa 4 – 6 BAM). Noi ci siamo trovati ok da: Gastro Pub Vučko (1) (Radićeva 10, Sarajevo), The Dubliner (2) (Tahčića sokak 5) e City Pub (3) (Hadžiristića, Sarajevo)


Dove abbiamo mangiato: (da 1 a 3 sulla mappa)

Il costo medio di un pasto economico a Sarajevo si aggira intorno ai 5-10 KM (circa 2,50-5 euro), mentre una cena di tre portate in un ristorante di medio livello costa tra i 25-40 KM (circa 13-20 euro) a persona. Noi abbiamo mangiato bene da: Galatasaray* LEGGI SOTTO (1) (Mula Mustafe Bašeskije 51, Sarajevo 71000) conosciuto per i ćevapci serviti nel pane somun, Dveri (2) (Prote Bakovića 12, Sarajevo 71000) prezzi medi e spezzatini di carne. Inat Kuća (3) (Veliki Alifakovac 1, Sarajevo 71000), fascia medio-alta con piatti della più antica tradizione (sarma e bosanski lonac) in un ambiente tipico.

* Ristorante Galatasary: parliamone… Siamo entrati e ci siamo trovati in pratica nel salotto di una casa ottomana del secolo scorso. Cuscini, stoffe, rasi ovunque. Ci viene incontro un omone dalla faccia simpatica che ci dice in italiano due cose: 1. “Non ho la cucina oggi”. 2. “Io ero questo qui” e punta con il dito una foto di calciatori in posa prima della partita… solo allora ci accorgiamo che fra tutta quella stoffa il locare era stracolmo di gagliardetti di squadre di calcio. Della cucina che oggi (?) non aveva (?) non ne parla, invece ci prende e ci porta fisicamente agguantandoci con le sue braccia lunghissime (e grosse) a vedere bene le foto che lo ritraggono… in una è con Platinì ed altri a cena da qualche parte non lontano, in altre indossa la maglia del Galatasaray, in altre pare con il Velez Mostar, e poi altre squadre ancora. Attorno i camerieri sbucano dalla cucina e osservano ridendo la scena (per loro consueta immaginiamo noi). Salta fuori che chi ci prenderà gli ordini è Tarik Hodzic capocannoniere bosniaco Punta Centrale del Galatasaray dal 1982 all’84 con cui vinse coppa e supercoppa di Turchia, oltre che conquistare il titolo di capocannoniere della prima liga in una stagione. Per farvi capire di che epoca parliamo sulle maglie lo sponsor era Telefunken… Lo facciamo sfogare, ma ci vuole del tempo perché sapendoci italiani si accende sempre di più, oltre quasi il dovuto, e non smette di ricordare date, nomi, stadi, episodi… Parla una decina di lingue e mette in mezzo parole che prende da ognuna. A Istanbul sponda Galatasaray lo ricordano come una vera leggenda.
Poi al primo attimo di silenzio: “Che vuol dire che non hai la cucina oggi ??”
“Oggi tutto rotto. Tutto crudo: salata, virdura, pane, bira. Sedi qua.” Come fai ad andare via? E infatti ci sediamo. Siamo solo noi. Ci porta qualche tonnellata di insalata e chili e chili e chili di cetrioli-pomodori-zucchine-melanzane-radicchio-patate-peperoni (grigliate come e quando, ci chiediamo per un secondo) vassoi e vassoi di pane, litri di olio e di aceto, due birrerie intere e pure una ventina di Lokum da cui scegliere… Paghiamo qualche centesimo e troviamo il tempo per farci questa foto insieme.
Qui una sua intervista particolare su tiktok.

Tarik Hodzic… semplicemente un genio

E tu, sei già stato a Sarajevo o stai pianificando la tua partenza? Se hai domande sulle schede salvavita, se vuoi segnalarci una modifica, se hai scoperto un locale fantastico che non abbiamo inserito o se semplicemente desideri ricevere maggiori info sui prezzi che hai letto sopra, contattaci a info@volpiinviaggio.it o lascia un commento qui sotto! Rispondiamo sempre a tutti e la tua esperienza può aiutare altri viaggiatori.


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