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La verità, vi prego, sull’India. Cosa sapere prima di andare.

L’India per noi è uno dei posti più belli della parte di Pianeta che abbiamo visto. Ma non è da volpe arrivare impreparati, perché altrimenti non otterrai il massimo dalla tua esperienza. Come ovviare? Leggi questa introduzione pratica pensata per chi non è mai stato in India e avrai una esperienza talmente ideale da non vedere l’ora di tornare.

Per vivere appieno il tuo viaggio in India ti presentiamo alcune pillole brevi di quello che troverai (se vuoi una versione più dettagliata indicacelo nei commenti e saremo felici di provvedere): Informazioni pratiche, come organizzare un tour in India, i falsi miti (le caste, la pulizia), le cose vere (il traffico, le mucche, gli hotel in India) e la cultura indiana moderna (sport, cinema, contrasti, la spiritualità e i festival indù). Alla fine abbiamo inserito un accenno alla cucina indiana con un utile piccolo vocabolario delle pietanze che troverai in India.

Informazioni pratiche

Quando andare: il periodo ideale va da ottobre a marzo con giornate soleggiate e piacevoli. Non bene n+ prima n+ dopo per il caldo afoso o per i monsoni.
Documenti necessari: passaporto con 6 mesi residui di validità e il visto da richiedere esclusivamente sul sito ufficiale indianvisaonline.gov.in e costa circa 25 euro per un soggiorno turistico di 30 giorni. La domanda va inviata online da un minimo di 4 giorni a un massimo di 30 giorni prima della partenza
Moneta, cambio e carte di credito: Rupia indiana (INR). 10 euro = 1100 INR. Carte ok in tutti gli esercizi di fascia medio – alta e nelle grandi città, ma resta fondamentale avere sempre del contante per mercati, taxi e mance; prima di partire ricordatevi quindi di sbloccare le vostre carte per l’uso extra-europeo e tenete presente che i prelievi presso gli sportelli ATM indiani prevedono spesso una commissione fissa locale oltre a un tetto massimo per singola operazione.
Vaping e altri vizi: il vaping in India è illegale dal 2019. Se siete discreti e rispettosi, nessuno baderà a voi. No nei pressi di templi o in locali dove è espressamente vietato*. Il fumo di tabacco è in genere consentito con alcune limitazioni. ** Anche il consumo di alcool è consentito (ma non in quartieri musulmani, vicinanza a monumenti religiosi ecc) ed oltre a pub, hotel e ristoranti alcool-friendly vedrete diversi beer & liquors shop.
* Se il divieto di portare la sigaretta elettronica è un serio problema per voi considerate questo: non ci sono perquisizioni all’arrivo e nessuno mai vi perquisirà fino all’imbarco di un volo interno o del volo di ritorno. Significa gettare via la sigaretta elettronica prima dell’imbarco. Noi abbiamo portato un “muletto” economico che avevamo e lo abbiamo sacrificato l’ultimo giorno.
** In Punjab anche l’uso di tabacco e svapo è ammesso ma mal tollerato.
Le prese elettriche in India: sono generalmente di tipo D o C

Come organizzare un tour dell’India

L’India non è un posto come gli altri. Banalmente: è immensa e non si può pensare di visitarla tutta se non con un viaggio che duri anni. Perciò bisogna essere selettivi. Le zone più belle, storicamente importanti e più curate dell’India sono essenzialmente le seguenti: Rajasthan (il TOP per chi non è mai stato in India), Delhi e Mumbai (le metropoli), il Punjab: (ricca cucina, il Tempio d’Oro di Amritsar e il Wagah border), il Kerala: (tra canali navigabili in casa-barca e colline del tè), Goa (resort sul mare), Varanasi (riti spirituali nel Gange).

Alcune destinazioni non possono essere inserite nello stesso viaggio se si hanno le classiche due o tre settimane. La strategia più furba è ottimizzare i percorsi in base alla geografia:
Il Combinato Nord (Rajasthan con Taj Mahal + Delhi, + Punjab): Da Delhi, inoltre, si può inserire facilmente un’estensione verso est (in treno o con un volo interno cortissimo) per raggiungere la sacralità di Varanasi.
L’Estensione Ovest (Mumbai + Goa): Metropoli + relax sulle spiagge di Goa con un volo interno di appena un’ora.
Il Viaggio Esclusivo al Sud (Kerala): Il Kerala, distaccato a Sud, richiede un viaggio a sé.
Le combinazioni possono essere ulteriori. Si può unire Delhi al Taj Mahal e a Bombay o magari se si vuole a Goa. Ad esempio noi nel primo viaggio abbiamo fatto Delhi, Punjab e Bombay…


Via i falsi miti

India: nazione o…?

Ripeti con noi: l’India non è una nazione, l’India non è una nazione… L’India è un vero e proprio continente, geograficamente enorme e popolato da quasi un miliardo e mezzo di persone. Ospita una mezza dozzina di religioni principali, un’infinità di lingue e non immagino quante etnie. La gente che vive in Punjab è diversa da quella che vive nel sud dell’India tanto quanto può esserlo un norvegese da un maltese.

Fedeli sikh al Tempio d’Oro di Amritsar

La pazienza indiana nasce proprio dalla incredibile tolleranza di questi popolo: in un Paese sovrappopolato, tra caldo torrido, traffico e animali liberi, dove noi occidentali perderemmo la calma, gli indiani mantengono una serenità d’animo sorprendente. Che si tratti del personale in hotel, di una guida, del vostro driver o dell’artista che vi disegna l’henné sulle mani, tutti si impegneranno con estrema gentilezza per farvi godere il viaggio.
Il segreto per godersi l’India è non farsi troppe domande: lasciatevi andare e seguite il flusso, consapevoli che, alla fine, nessuno giudicherà mai chi siete voi.

Il sistema delle caste

Se pensi che le caste siano solo un vecchio ricordo del passato, anche qui sei fuori strada. Sulla carta il sistema è stato abolito dalla Costituzione già nel 1950 e le discriminazioni sono illegali, ma la realtà quotidiana racconta una storia diversa a seconda di dove ti trovi.
Nelle grandi città come Mumbai, Delhi o Bangalore, così come nelle regioni turistiche del Kerala e del Rajasthan, il passo dei tempi sta progressivamente sgretolando il sistema delle caste.
Nelle zone rurali e nei villaggi le caste strutturano ancora la vita sociale, la divisione del lavoro e persino la geografia dei paesi, con i dalit (i fuori casta, un tempo chiamati intoccabili) che spesso vivono in quartieri separati. Nonostante le forti politiche di discriminazione positiva del governo, che riserva quote fisse nelle università e nei posti di lavoro pubblici alle caste svantaggiate, le tensioni e i pregiudizi restano forti.

La pulizia in India

Dire che l’India e i suoi abitanti siano sporchi è un enorme cliché, smentito dalla realtà: qualsiasi hotel, ristorante o tempio vanta standard di igiene impeccabili, e la cura personale degli indiani è rigorosa. La percezione del disordine urbano nasce invece dal caos delle strade, dove si scontrano sovrappopolazione, caldo tropicale e la libera convivenza con gli animali. Ogni notte, veri e propri eserciti di netturbini ripuliscono a fondo le città ma, con l’apertura dei mercati e l’arrivo in massa di folle e venditori ambulanti, l’equilibrio si spezza nel giro di poche ore. Non si tratta di mancanza di pulizia, ma di una complessa e quotidiana sfida contro i ritmi frenetici del Paese.

Al sorgere del sole le strade si animano di mercati, affari e colori, ma gli scarti che restano a terra non sono semplice spazzatura: vengono lasciati intenzionalmente per sfamare i piccoli animali. Grazie a una profonda filosofia di rispetto per ogni forma di vita, le bucce di frutta diventano cibo per scimmie, scoiattoli e uccelli, i petali dei fiori decorano i marciapiedi e le mucche sacre rovistano libere. Quella che a un occhio occidentale sembra incuria, in realtà è un antico ecosistema di condivisione e armonia con la natura.

Il risultato? Dopo appena due ore, le strade appaiono a un occhio occidentale caotiche e disordinate. Il caldo favorisce la costante presenza degli animali ma, sorprendentemente, l’aria resta priva di cattivi odori. Quando esci dall’hotel ti sembra di essere in Europa; poi fai due passi e capisci che no, fortunatamente sei altrove. Apri gli occhi, allarga il cuore e lasciati conquistare da questa straordinaria realtà.


Entrino le cose vere

Il traffico in India

Il traffico in India c’è eccome… non ovunque, ma c’è. Certo, se vieni da Roma o Napoli non ti scandalizzerai mai, ma provo a farti capire la situazione indipendentemente da dove arrivi. È un problema dovuto, ancora una volta, alla sovrappopolazione. Lo sai quanti abitanti fa Jaipur, che per dimensioni culturali potrebbe essere la nostra Firenze? Fa più di sei milioni di residenti, senza contare i turisti. Le strade sono state concepite per picchi del genere? No.
PS vieni da Roma? In India ci sono molte meno buche…

Facciamo un esempio: alle 6 del mattino una strada a quattro corsie di Delhi è deserta, ma alle 9 il traffico insostenibile e la mancanza di semafori spingono i guidatori a ignorare il codice della strada e a viaggiare contromano pur di non rimanere bloccati. Questo spirito di adattamento trasforma la carreggiata entro le 10 in un sistema a sei corsie, dove i flussi ufficiali interni coesistono con due nuove corsie esterne fuorilegge e contromano.

CONTROMANO sulla tangenziale di Agra …

Ma come funziona questa cosa delle mucche?

Non ci sono solo le mucche, ma anche scimmie, camaleonti, fagiani, a tratti elefanti, oppure splendidi pavoni e ogni tipo di volatile. Sono tutti i benvenuti! Nessuno li scaccerà mai, anzi, la gente provvederà sempre a lasciare qualcosa per loro. Fosse un pezzo di polpa, una buccia o un avanzo di verdura, gli indiani gettano cibo a terra coscientemente. È qui che le strade iniziano a “sporcarsi”, ricordi?

In India la mucca è la regina sacra della strada, venerata come una seconda madre (Gaumata) perché nutre l’uomo con il suo latte e simboleggia la non violenza. Storicamente preziosa più da viva che da morta, fornisce alimenti essenziali e sterco usato come combustibile ed isolante nei villaggi. Molti degli esemplari che bloccano il traffico urbano non sono randagi, ma animali di piccoli allevatori lasciati liberi di pascolare durante il giorno, oppure mucche anziane e improduttive abbandonate dalle famiglie, che la legge e la religione vietano tassativamente di abbattere.

Le troverai nelle grandi città? Nelle metropoli come Mumbai, Delhi o Bangalore sono ormai rarissime, se non del tutto assenti. In città storiche come Agra, o come Jaipur o in centri spirituali più piccoli come Pushkar capita spesso di imbattersi in belle mucche sane e tranquille che passeggiano in mezzo ai negozi. Abbiamo visto con i nostri occhi, davanti al nostro alloggio a Jaipur, delle signore che preparavano con cura delle ciotole di cibo per lasciarle negli angoli della strada, esattamente come noi faremmo in Italia con i gatti randagi.

Le mucche urbane sporcano meno del previsto perché trovano poco cibo vero e spesso ingeriscono fatalmente plastica e rifiuti dai cumuli di spazzatura. Il controllo del territorio è gestito dai comuni tramite squadre dedicate alla pulizia, multe salate per i proprietari negligenti e camion che prelevano i bovini vaganti per trasferirli nelle Gaushalas, rifugi dove vengono accuditi fino alla morte naturale.

Gli hotel in India

Abbiamo tre tipologie di Hotel: quelli gestiti per la clientela indiana di poche pretese, quelli per i turisti stranieri e per gli indiani di classe medio alta e infine quelli internazionali riservati ai turisti high spending e per i pochi* fortunati indiani che se li possono permettere
* “pochi” fortunati che se poi facciamo un calcolo fossero anche 1% della popolazione sarebbero 1% di 1 miliardo e mezzo di persone… cioé 15 milioni di individui…

Gli hotel di poche pretese si fanno subito notare quando li cerchi per la prenotazione… il quartiere dove sorgono è molto periferico, le recensioni sono fatte tutte da utenti con un contributo solo, le foto appaiono contraffatte e il prezzo è poco più che gratis. Qualora vogliate soggiornare in uno di questi hotel è importante che vi facciate specificare se le carte di credito internazionali vengono accettate. Molti di questi alloggi hanno il pos ma accettano solo carte di credito locali. Non potete pagare con la vostra carta, potete pagare o con contanti o con bonifico internazionale. Scoprirlo quando siete al check out e vi aspettano per andare altrove, magari all’aeroporto, non è una cosa da volpi. Se prenotate il vostro viaggio in India con noi, non dovrete preoccuparvi di nulla: gestiremo noi ogni dettaglio pratico prima della partenza, tenendovi costantemente aggiornati.

Cosa ti vendono e cosa ti danno come primo tipo di hotel. Del resto con 4 euro a notte colazione compresa, cosa credevi di ottenere? Siamo in India e non nel 1978..

Gli hotel intermedi hanno un aspetto decisamente più professionale, sorgono in quartieri migliori della città, spesso sono centrali o semi centrali e vantano recensioni internazionali supportate dalle foto reali dei viaggiatori. Il costo è logicamente superiore rispetto alle soluzioni più economiche, pur restando molto più basso rispetto agli standard degli hotel europei.

Gli hotel della tipologia high spending si riconoscono al primo sguardo: portano i nomi delle più prestigiose catene internazionali e svettano come moderni grattacieli o strutture dal design d’avanguardia. In genere non sono mai nel centro delle città, piuttosto presso aeroporti o in periferie moderne. Le foto degli interni e le tariffe di soggiorno non lasciano spazio a dubbi sull’esclusività dell’esperienza.

NB Negli hotel più cheap, ma spesso anche in quelli di fascia media, le finestre delle camere o sono oscurate o non si possono aprire… forse per il motivo che spiega bene la foto qui sotto.

Un albergo a Bombay

Cultura, passioni e spiritualità

Gli indiani e lo sport

Stante la scarsa competitività del popolo indiano in assoluto, l’India non va benissimo negli sport classici, ma eccelle nel cricket e negli scacchi. Il cricket è una vera fede nazionale capace di unire 1,5 miliardi di persone e fermare il Paese, specialmente durante il sentito derby geopolitico contro il Pakistan. A livello individuale spiccano invece gli scacchi, dove la pazienza e la logica indiana formano i più giovani campioni e sfidanti mondiali.

Chi è Gukesh Dommaraju, il più giovane campione del mondo di sempre: ha  riscritto la storia trionfando a soli 18 anni - Eurosport
Dommaraju Gukesh. L’attuale campione del mondo discacchi, non chè il più giovane campione di sempre.

Gli indiani e il cinema

Con una produzione da record mondiale, Bollywood è una religione laica che plasma la moda, la musica e i matrimoni indiani. I film uniscono la nazione attorno a trame popolari ed emozionanti scene di ballo coreografate. La struttura narrativa è una sorta di “Promessi Sposi” moderno: un cattivo evidente, una donna ingenua, un fidanzato combattivo e una famiglia da ricongiungere, il tutto condito da acrobazie spettacolari.

I contrasti della società indiana

L’India è una superpotenza tecnologica e spaziale guidata da Bengaluru, la “Silicon Valley” asiatica, i cui ingegneri guidano i colossi globali come Google e Microsoft e dominano le community digitali come StackOverflow. Questa modernità convive con profondi contrasti spirituali: nel Punjab, lo sfarzo del Tempio d’Oro di Amritsar ospita un’atmosfera di totale umiltà e pasti gratuiti per migliaia di pellegrini; nel Rajasthan, il marmo bianco di Pushkar e Ranakpur accoglie asceti che rinunciano a ogni bene materiale. La fede indiana è, contemporaneamente, spogliazione assoluta ed esibizione della massima ricchezza.

Divinità Indù

La spiritualità del Gange e la concezione del tempo

Per gli indiani il fiume Gange è una dea vivente (Ganga Ma). La concezione della vita in questo angolo di mondo è prettamente ciclica, basata sulla reincarnazione e sul concetto di karma. Questo approccio filosofico spiega l’incredibile pazienza, l’accettazione e la rassegnazione che caratterizzano la psicologia indiana rispetto a quella occidentale, perennemente in corsa contro il tempo.
Gli indiani sono fortemente legati al culto dell’acqua, ma in un modo che noi occidentali facciamo fatica a capire. Innanzitutto, la stragrande maggioranza di loro non sa nuotare. Questo succede perché vivono spesso lontani da fiumi balneabili o dal mare, e le scuole di nuoto sono private e a pagamento: per una famiglia media con 5 o 6 figli, diventa un costo vivo insostenibile.

Jaipur. Non è il gange ma è acqua sacra al tempio delle scdimmie

Il mistero del Gange: questo fiume sacro scorre solo in una parte geografica dell’India; e chi vive a migliaia di chilometri di distanza, come riesce a bagnarsi nelle sue acque? Come si purifica? Semplice: il culto popolare nei secoli ha creato centinaia di “mini Gange” diffusi nei vari distretti. Il celebre Tempio delle Scimmie a Jaipur, ad esempio, non ha contatti fisici con il fiume principale, ma le sue sorgenti d’acqua sono considerate ugualmente sacre e purificatrici. Lo stesso vale per il lago sacro di Pushkar o per molti altri bacini sparsi nel subcontinente. L’intenzione e la fede sostituiscono la geografia.

Effigie al lago di Pushkar

I festival indù

L’India è la culla spirituale del mondo, un mosaico unico dove convivono quattro grandi religioni nate nel subcontinente (Induismo, Buddhismo, Giainismo e Sikhismo) insieme a forti e storiche comunità di Islam, Cristianesimo, Ebraismo e Zoroastrismo. Questo straordinario pluralismo si traduce in cifre impressionanti: circa l’80% della popolazione segue l’Induismo, seguito da oltre 170 milioni di musulmani (l’Islam è la seconda fede del Paese), con i cristiani al 2,3% e i sikh all’1,7%. Nonostante il Buddhismo e il Giainismo rappresentino oggi percentuali minori (sotto l’1%), la loro impronta filosofica sulla non violenza rimane un pilastro culturale identitario per l’intera nazione. (Il Mahatma Gandhi ad esempio era fortemente legato al giainismo)

Le grandi celebrazioni indiane come Diwali, Holi e il Kumbh Mela testimoniano un’incredibile anima devozionale, ma nascondono enormi rischi per la sicurezza pubblica legati alla gestione delle masse. I disastri storici – come gli 800 morti ad Allahabad nel 1954 o le tragedie causate dal panico a Mandher Devi (2005) e Ratangarh (2013) – non nascono da intenzioni violente, ma dalla fisica spietata dei grandi raduni, dove la densità trasforma la folla in un fluido incontrollabile in cui un falso allarme o uno scivolamento possono innescare calche mortali.

Per questo motivo, il consiglio da esperti è uno solo: è decisamente meglio osservare l’andamento di questi grandi festival da un luogo sopraelevato, come la terrazza o il balcone di un albergo. Ti tiene al sicuro dalla calca, ti preserva dai fumi dei petardi o dai coloranti chimici sulla pelle e ti regala una prospettiva fotografica e visiva semplicemente straordinaria.


La domanda delle cento pistole: che si mangia in India?

Nel continente indiano una delle cose più uniformi in assoluto è la cucina. Al di là di alcune limitate differenze regionali, i piatti si riproducono simili da luogo a luogo: il celebre Biryani di pollo lo mangerai a Mumbai così come a Jaisalmer o in Kerala, quasi allo stesso modo.

Per affrontare questa cucina innovativa e per certi versi rivoluzionaria a tavola, tieni a mente questi tre punti fondamentali:

  1. Come sono fatte le portate indiane: Non dare retta alle voci in giro, ti servono quello che scegli esattamente nell’ordine che vuoi tu. Vuoi strutturare il pasto all’occidentale con antipasto, primo, secondo e dolce? Nessun problema, te lo fanno. Non ti piacciono le salsine piccanti? Non chiederle. Non vuoi i chutney (le tipiche salse agrodolci e speziate a base di frutta)? Evita di ordinarli. Sei tu il padrone del tuo piatto e nessuno ti porta cose che non hai chiesto.
  2. Intolleranze o allergie: Per il glutine c’è una splendida notizia: la cucina indiana è naturalmente gluten-free. I primi piatti, i contorni e gli accompagnamenti storici sono tutti a base di riso puro, e i cuochi tradizionali non sanno nemmeno cosa sia l’acqua “sporca” di glutine. L’unica eccezione sono i pani e le focacce (come il famoso pane Naan), ma basta evitarli. Per le altre allergie può essere più complesso; il consiglio d’oro è stamparsi o scaricarsi sul telefono delle schede informative scritte direttamente in lingua hindi da mostrare al cameriere. Problema risolto in un secondo.
  3. Parliamo dei secondi piatti: Per soddisfare una clientela composta al 30% da musulmani (no maiale), 65% da induisti (no manzo, spesso vegetariani) e 5% da cristiani o giainisti, i ristoratori indiani eliminano sia il maiale che il manzo dai menu. Questa scelta azzera le offese religiose e unisce tutti grazie a una vastissima offerta di riso, verdure cotte, legumi e piatti a base di pollo o montone. La limitata varietà di carne non penalizza la cucina, che compensa la mancanza con centinaia di ricette strepitose per preparare i vegetali e oltre cento modi diversi di cucinare il pollo.
  4. La cucina indiana è piccante? No, è profumata di spezie, è molto diverso. Se non vuoi il piccante lo dici al cameriere e la questione finisce prima di iniziare. Anche perché i piatti che ti porteranno sono tutti espressi, quindi il piaccante lo dosano a seconda della tua scelta.

Il vocabolario del cibo indiano.

Perlomeno quando trovate scritto il menù in caratteri latini, ovvero il 90% delle volte. Quando lo leggete con lettere che riconoscete non è comunque detto affatto che sia tradotto in inglese, ma anzi è probabilmente una traslitterazione dall’hindu. A maggior ragione non ci capirete nulla perché aloo masala non vi verrà tradotto né con curry potatoes né tanto meno con patate al curry. Ma quello vuole dire.
Quindi:

ALOO POORI -> Patate e pane fritto * ALU GIRA -> Patate al cumino *ANDA -> Uova? * BAINGAN BARTHA -> Melanzane con verdure * BYRIANI -> Riso con carne * CHAAT -> Miscela di cose fritte * CHOLE o CHANA -> Ceci * DAHL -> Stufato di lenticchie * DOSA -> Riso e fagioli mungo (verdi) * GOBI -> Cavolfiore * GOSHT -> Montone * KADAI -> Pentola particolare o salsa più forte del garam masala * KOFTA -> Polpette * KUMBH MATAR -> Funghi e piselli * LOBIA -> Fagioli con l’occhio * MACHHI -> Pesce * MALAI KOFTA -> Polpette lenticchie e patate * MURGH -> Pollo * NAAN -> Pane * PAPAD -> Focaccia * PANEER -> Formaggio fresco * PARATHA o PARANTHA -> Focaccia * PAKORA -> Frittele di verdure in farina di ceci (chiedere) * PULAO -> Riso * RAITA -> Salsette con yogurt * ROTI -> Pane * SAAG ALU -> Spinaci e patate * SAMBAR -> lenticchie e verdure * SABZI -> Verdure * SEEK KABAH -> Carne macina di pollo o agnello e uova * TIKKA -> Piccoli pezzi (di carne) * VENDI BAHARI -> Okra (?)

A chi interessano le lingue non sarà sfuggito il termine Kofta… per gli altri ne parleremo  a tempo debito

Ricorda che: la cucina indiana cambia anche in base alla geografia, al clima ed alla reperibilità degli ingredienti.

  • Amritsar: molto speziato, burro chiarificato (ghee), sapori forti. Kulcha: pane particolare, ci fanno la fila
  • Dehli: molto riso, curry secondario
  • Jaipur: latte, yogurt, cereali, legumi. Poche verdure fresche. Gatta Masala: gnocchi di farina di ceci in yogurt speziato al curry.
  • Mumbai: Bhel puri (riso fritto con ceci, arachidi, cetrioli…)

Se vuoi approfondire o migliorare le tue nozioni curry, abbiamo messo tutto qui…

Che altro dire? Buon viaggio in India!!

Ci vediamo in India… !

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